martedì 9 luglio 2013

Pro Lombardia indipendenza: Lombardia, schiava fiscale dello stato italiano.



Abbiamo constatato amaramente che al fallimento di ogni ipotesi di riforma federale dello stato italiano si è accompagnata ormai da anni una deriva neocentralista delle istituzioni statali, che danneggia marcatamente la Lombardia.
Questo nuovo centralismo è comprovato da una serie di disposizioni legislative, emanate dai governi di qualsiasi colore politico, come le leggi sulla tesoreria unica e il patto di stabilità interno.
Con un decreto legge del governo Monti (è bene ricordarlo: sostenuto da PD, PDL, UDC e FLI) , dall’anno scorso tutti i comuni sono stati obbligati a dirottare la loro intera liquidità verso un unico conto corrente gestito a Roma (la cosiddetta tesoreria unica) : è bastata così una sola firma del governo centrale e i comuni sono stati letteralmente spogliati di tutte le loro disponibilità finanziarie.
Nel prossimo futuro due saranno le immediate conseguenze.
In primo luogo, se un comune avrà la necessità di spendere i propri denari, da quest’anno dovrà elemosinarli alla tesoreria centrale e, non essendoci nessuna ragionevole certezza sulla tempistica dell’accredito, è realistico pensare che sarà costretto ad accendere mutui o finanziamenti per far fronte alle proprie esigenze di spesa (come opere pubbliche e servizi sociali).
In secondo luogo, mentre prima dell’avvento della tesoreria unica il comune incassava una remunerazione attiva per le liquidità depositate sul conto corrente della tesoreria comunale, ora che le casse comunali sono state svuotate dalla rapina dello stato italiano, l’unica possibilità che rimane al comune è di utilizzare quel conto per eventuali scoperture: cosicchè gli interessi a credito del conto della tesoreria unica spettano per intero allo stato, mentre gli interessi debitori delle tesorerie comunali saranno sempre a carico soltanto del comune!
Il patto di stabilità interno (introdotto nel 1999 dall’allora governo di centro-sinistra e riconfermato da tutti i governi successivi, compresi quelli di centro-destra) aveva sulla carta il nobile scopo di contenere le spese degli enti locali in modo da ridurre l’indebitamento complessivo dello stato: dopo più di un decennio, si riscontra il fallimento totale di questi propositi.
Infatti da una parte l’indebitamento dello stato è continuato ad aumentare: nel 2000 il rapporto debito/pil era al di sotto del 110%, mentre nel 2013 questo dato ha superato la cifra mostruosa del 130%!
Dall’altra parte, il patto di stabilità continua a imporre ai comuni obblighi di bilancio molto stringenti (in sostanza è vietato spendere più degli anni precedenti) con effetti perversi e deleteri: un comune, pur avendo le risorse per realizzare un’opera pubblica, potrebbe non avere la possibilità di effettuare i pagamenti dovuti!
L’unica alternativa a disposizione dei comuni per costruire una strada o continuare ad erogare i servizi pubblici è quindi quella di aumentare l’imposizione fiscale locale: perciò nessuno si meravigli se negli ultimi 15 anni (come calcolato dalla Cgia di Mestre) le tasse locali sono letteralmente esplose del 115%!
Lo stato (nella sua magnanimità…) non ammette eccezioni neppure in caso di calamità naturali, tanto è vero che i comuni lombardi ed emiliani colpiti dal terremoto di maggio hanno denunciato non solo l’assenza di aiuti significativi provenienti da Roma ma anche il fatto di non aver ottenuto nessuna deroga al patto di stabilità nonostante questa fosse stata da loro invocata a gran voce.
Pochi sono i sindaci coraggiosi, come il sindaco progressista di Silea (TV) che in occasione della festa della repubblica del 2 giugno del 2012 ha rimosso il tricolore dalla sede del comune e non ha partecipato alle tradizionali celebrazioni in prefettura in segno di protesta contro patto di stabilità e tesoreria unica.
Qualche anno fa molti altri sindaci avevano scelto di manifestare in piazza capitanati dal sindaco leghista di Varese (presidente dell’Anci lombarda) , ma la protesta svanì presto nel nulla quando Bossi, allora ministro del governo Berlusconi, richiamò all’ordine i sindaci leghisti perché il loro dissenso poteva mettere a rischio l’alleanza a Roma con il PDL.
Come se non bastasse, lo stato (che continua ad indebitarsi) predica il rigore di bilancio ma non a tutti gli enti locali, mettendo in atto un’odiosa discriminazione territoriale.
Nel 2007 il governo Prodi si fece carico di 9,5 miliardi di deficit sanitario della regione Lazio, accumulati dalle giunte Storace (centrodestra) e Marrazzo (centrosinistra).
Nel 2008 il governo Berlusconi, con il consenso determinante della Lega Nord, dispose deroghe al patto di stabilità per erogare somme straordinarie al comune di Roma (5 miliardi di euro previsti in dieci anni per un debito del comune che oggi si aggira intorno ai 12 miliardi) , al comune di Palermo (80 milioni) e a quello di Catania (140 milioni) .
Nel 2012 il governo Monti ha nuovamente derogato al patto di stabilità per stanziare in favore della regione Sicilia ben 900 milioni di euro, che saranno necessari tra le altre cose a sbloccare il pagamento degli stipendi di molti dipendenti regionali, tra cui i 30.000 forestali dell’isola.
Nel frattempo, lo stesso ministero dell’economia (pur con parametri del tutto arbitari) ha diffuso la lista dei comuni più virtuosi, tra cui spiccano quelli lombardi, mentre un quotidiano a tiratura nazionale ha di recente diffuso un elenco dei comuni falliti dal 1989 al 2012: 15 in Lombardia, 43 nel Lazio, 121 in Campania e 131 in Calabria.
La Lombardia non spicca solo per la virtuosità finanziaria dei suoi enti locali, ma anche per molti altri parametri economici, riportati da Gabrio Casati in “Luigini contro contadini” edizioni Guerini e associati (dati ISTAT, Ufficio Studi Agenzia delle Entrate e Quinto rapporto sulla regionalizzazione del bilancio statale): la più bassa evasione fiscale (intensità del 13% contro il 93% della Calabria, il 65,89% della Sicilia e il 60,65% della Puglia) , il maggiore contributo al Prodotto Interno Lordo (la Lombardia produce il 21% del PIL italiano con una popolazione che è il 16% di quella totale) e i maggiori versamenti previdenziali (il saldo tra le entrate contributive e le uscite per prestazioni è largamente positivo, mentre sono pesantissimi i deficit previdenziali in Sicilia, Campania, Puglia e Piemonte) .
Ma i dati più significativi sono quelli relativi al residuo fiscale, che è la differenza tra le entrate che la pubblica amministrazione preleva da un territorio e ciò che la P.A. restituisce sotto forma di servizi, prestazioni e investimenti (dati elaborati da Unioncamere del Veneto) : ebbene la Lombardia vanta un credito di 70 miliardi nei confronti dello stato (7.198 euro annui per ogni contribuente lombardo) , un credito che da solo è superiore alla somma vantata dalle altre due regioni virtuose, Veneto e Emilia Romagna; tutte altre sono largamente distaccate, con le regioni meridionali ad avere ancora una volta i record negativi.
A conclusione di questa analisi, la virtuosa Lombardia è largamente penalizzata dallo stato italiano: subisce una vera e propria spoliazione fiscale, non può reagire alla crisi perché le risorse drenate dallo stato italiano servono in gran parte al pagamento degli interessi sul debito pubblico (100 miliardi annui) , ha visto abortire tutte le riforme promesse dalla sua classe politica (dalla macroregione alla secessione padana, dalla devolution al federalismo fiscale) e accusa il colpo di un nuovo centralismo.
L’anno scorso il governatore della Baviera è ricorso alla corte costituzionale tedesca denunciando il patto di solidarietà federale a cui la Baviera contribuisce per oltre il 50% e il ministro delle finanze bavarese ha dichiarato “Siamo solidali, ma non siamo scemi” : perché, escludendo i proclami, chi governa la Lombardia non difende gli interessi legittimi dei lombardi?
Se i Lombardi dovessero prendere esempio dai Catalani o dagli Scozzesi, dovrebbero reclamare il proprio diritto di costituirsi stato indipendente tramite ricorso al democratico istituto del referendum.
In caso contrario, potrebbero dare ragione al compianto maestro Gianni Brera, che ai più è noto come grandissimo giornalista sportivo ma che in realtà fu romanziere, appassionato di storia e fervido difensore della sua nazione lombarda: paragonava infatti i suoi concittadini lombardi a una “barca di cojoni” perché “la gran parte del Paese vive più o meno allegramente su di noi…né possiamo dolercene, perché metteremmo in ancor più vivo risalto la nostra qualità di imbecilli”.
Reclamiamo il diritto all’indipendenza della Lombardia tramite referendum!

di DARIO PEDERZANI (pro Lombardia indipendenza)

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